Diario di un Sopravvissuto alla Crisi

Vita, morte e miracoli di una Startup nell'Italia della crisi economica

Tag: Renzi

20. Startup Competition: una via per crescere

01 SETTEMBRE 2014, ORE 13:20
GIORNO 197

Combattiamo la Fantomatica C.

Ora ufficialmente.

Mentre le guerre imperversano nel mondo, l’Italia continua a rischiare il naufragio(l’immobilismo nella vita serve ben poco) e la Fantomatica C continua a far vittime, noi affrontiamo un importante momento nella vita di una startup.

Grazie alla stesura del Business Plan siamo infatti in grado di iscriverci alle Startup Competition che abbiamo individuato.

Sarà uno step importante perché ci confronteremo per la prima volta con il pubblico.

L’obiettivo è plurimo:

  1. Trovare dei finanziatori o degli “accompagnatori” che ci possano aiutare nel cammino;
  2. Dare visibilità alla nostra idea.

 

Per questo siamo motivati.

Ovviamente non sappiamo ancora se riusciremo a vincere almeno uno delle 5 competition a cui ci iscriveremo.

Tuttavia, poter “gareggiare ufficialmente” ci dà tanta carica.

Abbiamo deciso di fare questo passo perché i primi feedback(con amici, parenti e esperti del settore) sono stati estremamente positivi.

Vi lascio, è arrivato il momento.

Con il mio clic saremo ufficialmente in gara.

Vado a cliccare(e cominciare a pensare che, questa volta sul serio e questa volta concretamente, riusciremo a vincere la nostra battaglia con la Fantomatica C).

 

17. Perchè scrivere un Business Plan per la propria Startup?

22 LUGLIO 2014, ORE 13:52
GIORNO 157

Tim non ce l’ha fatta.

La Fantomatica C ce l’ha fatta invece: lo ha preso.

Irlanda del Nord, biglietto di sola andata. Un lavoro ben retribuito e la possibilità di crescere professionalmente.

Treni da prendere al volo. In Italia. Nel 2014.

 

Abbiamo perso il nostro tuttofare. Vittoria, la nostra startup, ha perso un elemento importante del suo team, costretto come tanti altri giovani ad espatriare.

E ora?

Continuiamo a programmare, e oggi abbiamo cominciato a redigere il Business Plan della startup.

Leggevo delle percentuali: mediamente solo il 27 % degli imprenditori di piccole e medie imprese hanno realizzato un business plan (http://www.pinterest.com/pin/61220876159478523/).

Forse la loro scarsa cultura imprenditoriale non li ha spinti a redigerlo, o semplicemente, fortuna loro, sono stati talmente bravi da non averne bisogno.

In realtà le motivazioni che spingono a creare un Business Plan sono diverse:

1- Mettere in forma scritta le idee di business: questo permette all’imprenditore di “crescere”, individuare le criticità(se affiancato dai giusti consulenti), apportare determinate azioni correttive, e settare le strategie adeguate;

2- Cercare Investitori;

3- Partecipare a Startup Competition / Bandi per Startup (e qui entra in gioco anche il cosidetto Pitch).

 

Conseguentemente la forma di un Business Plan dovrebbe variare a seconda dell’obiettivo dello stesso: dev’essere comunicativamente efficace in base alle esigenze.

 

Last but not least, la struttura del Business Plan: di questo punto parlerò in un altro post, ora devo lasciare il blog.

Ho una skype-call con una multinazionale che ha sede in Germania.

 

Si, è così, La Fantomatica C sta cercando di prendere anche me, e portarmi fuori dall’Italia.

Ce la farà?

12. Storia di un giovane imprenditore italiano (disoccupato).

17 GIUGNO 2014, ORE 19:44
GIORNO 122

 

La Fantomatica C non mi ha preso, eppure eccomi qua: trovo meno energie e meno tempo per raccontare la mia startup di quando ero un lavoratore dipendente.

Certo che in questo paese a 30 anni sei proprio uno sfigato.

Il mondo del lavoro o ti ha scartato o ti rigetta fuori appena può(“sei troppo esperto/hai troppi titoli/pretendi troppo, non possiamo permetterci una risorsa a questo prezzo”).

Non so se ne avete sentito parlare ma si tratta di quel problemino che abbiamo in Italia..il suo nome è  Disoccupazione. Quasi quasi mi viene da dire la Fantomatica D, si proprio lei, la cugina della Fantomatica C. Ecco dove ci troviamo noi trentenni. Era necessario che lo dicesse anche il Fondo Monetario Internazionale?(http://www.corriere.it/economia/14_giugno_17/fmi-avverte-in-italia-disoccupazione-livelli-inaccettabili-9b8fb96a-f634-11e3-9bf3-84ef22f2d84d.shtml)

Eppure sarebbe così facile: il solo pensare che in un futuro non troppo lontano la mia startup possa partire e possa dar da lavorare a un gruppo tra  i 5 e i 10 giovani, rende l’idea di quale potenziale abbia la creazione di una startup.

Certo, non è tutto così facile. E’ stato necessario fare un grosso lavoro di analisi e ricerca dei profili che ci servivano(all’inizio eravamo solo in tre, come racconto nel pezzo “L’importanza di chiamarsi Team” http://diariodiunsopravvissutoallacrisi.wordpress.com/2014/02/25/limportanza-di-chiamarsi-team/ ) per trovare le risorse umane  e soprattutto per strutturare il lavoro per processi.

Però ci stiamo riuscendo, almeno per ora. Ed è un lavoro che ogni startup, a mio parere, dovrebbe strutturare: capire dove vuole andare, quali obiettivi raggiungere e soprattutto utilizzando quali risorse umane, con quale responsabilità e relativi obiettivi.

Così noi combattiamo quotidianamente la Fantomatica D.(e la Fantomatica C).

10. Disinformazione.

26 MAGGIO 2014
ORE  16:16
GIORNO 100

Disinformazione. Il motivo per il quale tanti bei progetti falliscono.

Startup o Politici.

Disinformazione è anche la parola emblema delle ultime elezioni politiche europee, a mio parere.

La maggior parte degli italiani non ha potuto beneficiare di un corretto sistema di informazione da parte dei mass-media e dei partiti politici, anche perché, nell’ultima settimana, i tre “Grandi Capi”(Renzi, Grillo e Berlusconi) hanno pensato solamente ad insultarsi tra loro. E il cittadino non sapeva nemmeno come votare(seriamente ho visto tanta gente che si chiedeva “ma cosa devo fare, barrare qua e la?il nome dove lo metto?cosa è questa storia della data di nascita?!”).

E poco conta che abbia vinto il Partito Democratico..in Italia in questo momento l’unico sconfitto è il cittadino…che poco sa di quel che realmente succede nei palazzi politici e che quotidianamente deve sopravvivere alla Fantomatica C.

Consapevole dell’importanza della Comunicazione ho posto il problema al team della mia startup, e da un paio di settimane a questa parte, stiamo strutturando un piano di Marketing, a livello strategico e a livello operativo. Probabilmente ve lo racconterò.

Intanto siamo bloccati nella fase fondamentale di individuazione del target a cui si rivolge la nostra startup(il passo numero 1 in una definizione di Strategia di Marketing): analisi di mercato e conseguente fattibilità e sostenibilità dell’idea. C’è tanto da fare. Perché le fasi successive saranno quelle di lavorare a stretto contatto con D la nostra designer e con “I Nerd per caso”, i quali si occuperanno rispettivamente della grafica e dello sviluppo.

Ma intanto noi faremo di tutto per informare i “nostri clienti target” su quel che facciamo, come lo facciamo e soprattutto sul perché.  Intanto, sinchè non saremo sul mercato, ci penserò io qua.

La disinformazione non è altro che un’aiutante della Fantomatica C.

La combatteremo, anche per voi.

2. Io penso positivo

20 FEBBRAIO 2014, ORE 21:45
GIORNO 6

Un’altra giornata da incubo, strattonato da un’attività ad un’altra, da un lavoro ad un altro, da un urlo ad un altro.

Lo sento, le mie attitudini e le mie capacità non riescono ad affiorare.
Poco tempo per pensare al mio progetto di Start-Up, solo rari buchi lavorativi in cui mi sto rendendo conto che il fuoco che ho acceso non si può più spegnere

Non so che stia succedendo sinceramente. E’ difficile anche provare a immaginare le cause di questa “malattia” che ha colpito il mondo del lavoro per noi giovani “coraggiosi” che rimangono in Italia, nel periodo dell’avvento della Fantomatica C.
Chissà se tra 100 anni, nei libri, anzi negli e- book di storia, questa emigrazione di giovani verso l’estero verrà studiata come noi abbiamo studiato quella dei primi anni del Novecento(e chissà se ci sarà un paese che tra 100 anni avrà un sacco di famiglie con il cognome italiano, un po’ come l’Argentina adesso).

Secondo me tra le cause dei problemi, ci potrebbero essere in primis, la “scarsa motivazione/voglia/volontà“(chiamatela come volete) di noi giovani tra i 20 e i 35, e , in secondo luogo il fatto che non abbiamo, in questa società, alcune considerazione da parte delle generazioni che “governano questo paese“.

Anche la generazione Renzi, trova difficoltà enormi nel riuscire a prendere in mano il paese: che anche questa generazione sia troppo vecchia per avere idee innovative e brillanti? che anche questa generazione sia così satura di “incrostazioni” che non riesce a rendersi conto della nave che affonda?
Ho fiducia tuttavia nel premier più giovane dell’UE. Quasi mi vengono i brividi…basta parlare di politica però.

“Le generazioni che governano”, e anche semplicemente i semplici cittadini, non hanno, e non possono avere, la testa nemmeno per ascoltare il proprio genio creativo, figurati per le nostre idee: sono troppo aberrati dal riuscire a portare a casa il pane per la famiglia, piuttosto che riuscire a saziare la crescente ed eccessiva fame del fisco, o sopravvivere alla Fantomatica C.
Quanti suicidi.
Nessuno ha ascoltato le suppliche di questi cittadini in pena.

I giovani Italiani non hanno motivazione.
Bisogna fare una cernita tra quelli che effettivamente “riescono” nei propri sogni lavorativi, partendo dal fatto che molti neanche riescono più a sognare, o non lo hanno mai fatto.
Io, il mio sogno di start up nel cassetto, ce lho. Come con le figurine.
E soprattutto non mi manca la motivazione, la volontà.
Sono più le volte che ho fallito nella mia vita, piuttosto che quelle in cui sono riuscito. (ogni tanto per non buttarmi troppo giù ricordo ciò che mi disse un amico su una considerazione fatta da manager americani: “Vittò, questi quando te fanno un colloquio de lavoro, non te chiedono Ahò ma quanto sei bravo…ma te chiedono quante volte hai fallito nella tu vita? se hai pochi fallimenti sei una merda.” questo mi conforta si).

Ma questa volta no, non falliremo, io e il mio team.
Perché siamo motivati. Abbiamo volontà di riuscire ma soprattutto di non mollare.
Senza la giusta volontà non si va da nessuna parte.
Volontà, lo ripeto, come non mollare di fronte alle difficoltà, come la maggior parte degli startupper fanno. Addirittura c’è chi molla alla prima volta che racconta la sua idea imprenditoriale, quando si rende conto che sarà troppo difficile o che l’idea è semplicemente “una cagata pazzesca“.
Ogni giorno io e il mio team ci sentiamo nel gruppo dedicato sul neo-facebookiano Whatsapp. Le difficoltà non mancano, come del resto i momenti bui, in cui niente illumina la strada oscura.

Ma noi siamo motivati. Abbiamo cuore e abbiamo coraggio.

E vogliamo continuare, insistere, almeno provarci.
Vogliamo essere in tanti, metterci insieme, fare network e condividere.
Vogliamo essere l’eccezione alla regola.
Vogliamo essere dei pionieri in un paese che ha del marcio.
Vogliamo che ci vengano a chiedere dove abbiamo trovato le forze.
Vogliamo sopravvivere alla Fantomatica C, e farlo con successo.

1. PROLOGO: Nascita di una Startup(e di un diario)

15 FEBBRAIO 2014

ORE 16:30

Quando ho deciso di iniziare a scrivere un blog, con molta sincerità, non mi aspettavo di essere qui dove mi trovo anche questo sabato pomeriggio.

Mi aspettavo più un “trovo me stesso e l’ispirazione per scrivere in cima a quella collina”(piuttosto che al mare), ovviamente in completa solitudine.

Tuttavia, sono qui, dove passo la maggior parte del mio tempo da tre anni a questa parte: in azienda, dietro una scrivania.

Voglio raccontare, per chi mi leggerà, e quando il lavoro me lo permetterà, la vita di un giovane trentenne italiano, lavoratore, ma soprattutto aspirante startupper(questo termine non so sinceramente neanche se esista, e nel caso non esistesse vorrei rivendicarne la paternità).

Poche informazioni su di me: mi chiamo Vittorio, amo passare il tempo libero con famiglia e amici, sono oramai apolitico e, oramai, odio il calcio.

Vi dovrete far bastare queste informazioni per immaginarvi chi scrive…Per quanto riguarda invece la mia carriera sarò più esaustivo.

Dopo essermi laureato, tre anni e mezzo fa, sono stato lanciato in un mondo del lavoro saturo, non duraturo e fin troppo maturo, insomma… al posto sbagliato, al momento sbagliato.

Il primo anno ero entusiasta del lavoro, tanto da non accorgermi della mia insoddisfazione crescente.

Gli altri due anni invece, per quanto mi ritenga una persona discretamente entusiasta della vita, sono andati un po’ così. Nutro per questo motivo un sentito bisogno di rivalsa, che sto cercando di saziare con un progetto imprenditoriale tutto mio. Ovviamente nelle ore in cui non lavoro.

Da tre anni a oggi sono stressato fondamentalmente da due cose, il lavoro e il nostro paese.

Per quanto riguarda il lavoro, faccio il consulente all’interno un’azienda, e sono stanco di ritmi furiosi per soddisfazioni inadeguate, monetarie e non. Per questo sto progettando la mia rivincita..creare una Start Up tutta mia.

Invece l’Italia..beh..Non voglio togliere fuori la storia del “noi giovani dobbiamo andarcene dall’Italia prima che possiamo“, ma il succo è tutto lì. Sono un giovane aspirante startupper che vuole vivere una vita rilassata(famiglia, salute, lavoro soddisfacente),ma quest’Italia non è un paese per giovani(cit.)

Sarà colpa della crisi? La fantomatica C, da adesso in poi. Non voglio enfatizzare esageratamente il concetto, ma piuttosto vorrei prendere la fantomatica C, con la giusta dose di ironia, ricamando su un Diario di un giovane che combatte quotidianamente per “sopravvivere” ad una situazione lavorativa che uccide ogni nuovo tentativo, questa situazione è la fantomatica C appunto.

La mia sopravvivenza alla fantomatica C verrà narrata qui, in questo blog, anzi, in questo diario.

Veniamo alla scelta del titolo: ero sinceramente indeciso tra “manuale di un aspirante startupper, in tempo di crisi” e il prescelto “Diario di un sopravvissuto alla crisi“; mi piacerebbe infatti scrivere della mia vita lavorativa e del mio nascente progetto imprenditoriale, ma al tempo stesso, farlo un po’ ironicamente… insomma citando oscar wilde “life is far too important a thing ever to talk seriously about”: la vita è troppo importante per essere presa sul serio.

Voglio raccontare passo dopo passo la mia avventura, da giovane aspirante startupper in un’Italia malata sino al midollo, in cui tutti e nessuno siamo zombie che mangiano la società, in cui tutti e nessuno ci lamentiamo di più rispetto a quanto poi effettivamente proviamo a combattere la fantomatica C, in cui tutti e nessuno siamo vittime e carnefici, chi con maggiori, chi con minori colpe.