Diario di un Sopravvissuto alla Crisi

Vita, morte e miracoli di una Startup nell'Italia della crisi economica

Tag: Incubatori

22. 10 consigli comportamentali per sopravvivere, con la propria Startup, alla Fantomatica C in Italia

22 SETTEMBRE 2014, ORE 22:00
GIORNO 219

E’ un altro lunedì da sopravvissuto.

Come prevedibile, la Fantomatica C non ha arrestato la propria avanzata, e l’Italia, nonostante i proclami del Governo Renzi, continua con le false partenze(e le istituzioni, le agenzie di rating e gli investitori continuano a fermare la gara).
Questo racconto di Vittoria, la mia startup, è stato da me creato per cercare di rendere partecipi non solo gli aspiranti startupper, delle incredibili difficoltà nella creazione di un’impresa in Italia, ma anche per tutte le persone che hanno bisogno di essere incoraggiate.
Il momento è difficile per tutti.
Per questo oggi ho deciso di sdrammatizzare e fornirvi 10 consigli comportamentali che possono aiutarvi a sopravvivere alla Fantomatica C:

1) Sii Vigile:
Sia perché le opportunità spesso sono davanti ai nostri occhi e non ce ne accorgiamo, sia perché, in questo paese, è sempre meglio stare attenti, non si sai mai che qualcuno ti rubi l’idea imprenditoriale o entri nel tuo capitale sociale e, in men che non si dica, ti faccia fuori. 

2) Sii Positivo:
Non importa se sei nelle grinfie della Fantomatica D(Disoccupazione), non importa se non riesci a migliorare i risultati del tuo business. Domani è un altro giorno, e prima poi l’Italia dovrà rialzarsi, e per farlo, dovrà attuare delle riforme pro lavoro, imprese e startup. Come la tua.

3) Stay Hungry…:
Come diceva Steve Jobs, non per essere banale, bisogna essere affamati, non lasciarsi andare alla spirale di negatività che si respira per le strade delle città italiane, ma ricercare sempre nuovi stimoli, nuove avventure imprenditoriali, con la costante voglia di un calciatore all’esordio.

4) …stay Foolish:
Ed è vero. Solo quelli che rischiano, raggiungono i risultati. Come detto mi chiamano l’Astronauta, per la mia capacità di spaziare con il pensiero e le strategie in modo concreto.

5) Sii Maniacale:
nell’organizzazione del tuo tempo, del lavoro, e nel controllo dei risultati.
Trova sempre un modo di misurare oggettivamente i tuoi risultati.
Se ci riuscirai, la tua startup potrà essere costantemente migliorata e sarà più vicina a sconfiggere la Fantomatica C.

6) Circondati del giusto Team:
E sii disponibile per loro, perché saranno loro che risolveranno i tuoi problemi quando tu non potrai, e insieme, se ben settati, formerete una squadra vincente.

7) Sii Umile:
Stai sempre a testa alta, ma, essendo in un paese per vecchi, tieni presente che non hai il coltello dalla parte del manico; per questo, e perchè “l’umiltà fa grande un uomo” tieni un low profile sino al momento giusto..

8) Sii Paziente:
..aspetta attendi il momento giusto. L’Italia non ripartirà almeno per un altro anno. Fino a quel momento stai sulla cresta dell’onda, galleggia e sopravvivi con la tua startup, ma non smettere mai di provarci.

9) Sii curioso:
Informati, leggi, prova, sperimenta. Nel 2014 devi essere in grado di sapere come si crea un sito, si gestisce un social network, ma anche perchè la tua startup non raggiunge i risultati sperati….e non dimenticare: guarda ai modelli di successo all’estero e prova ad applicare questi nella tua realtà.

10) “State Pronti,
perché non sapete nè il giorno, ne l’ora”,
in cui la Fantomatica C busserà alla vostra porta.
E, in quel momento, dovrete sapere come fare per salvare la vostra startup.

20. Startup Competition: una via per crescere

01 SETTEMBRE 2014, ORE 13:20
GIORNO 197

Combattiamo la Fantomatica C.

Ora ufficialmente.

Mentre le guerre imperversano nel mondo, l’Italia continua a rischiare il naufragio(l’immobilismo nella vita serve ben poco) e la Fantomatica C continua a far vittime, noi affrontiamo un importante momento nella vita di una startup.

Grazie alla stesura del Business Plan siamo infatti in grado di iscriverci alle Startup Competition che abbiamo individuato.

Sarà uno step importante perché ci confronteremo per la prima volta con il pubblico.

L’obiettivo è plurimo:

  1. Trovare dei finanziatori o degli “accompagnatori” che ci possano aiutare nel cammino;
  2. Dare visibilità alla nostra idea.

 

Per questo siamo motivati.

Ovviamente non sappiamo ancora se riusciremo a vincere almeno uno delle 5 competition a cui ci iscriveremo.

Tuttavia, poter “gareggiare ufficialmente” ci dà tanta carica.

Abbiamo deciso di fare questo passo perché i primi feedback(con amici, parenti e esperti del settore) sono stati estremamente positivi.

Vi lascio, è arrivato il momento.

Con il mio clic saremo ufficialmente in gara.

Vado a cliccare(e cominciare a pensare che, questa volta sul serio e questa volta concretamente, riusciremo a vincere la nostra battaglia con la Fantomatica C).

 

8. Risparmio o Qualità? La scelta della Strategia Competitiva per una Startup

02 MAGGIO 2014, ORE 13:50
GIORNO 75

 

Sono stanco.

Stanco di un sistema malato, in un’Italia che cerca di rialzarsi ma non ha forza nelle gambe.
E la depressione della gente. La Fantomatica C sta ingrossando le proprie fila: ogni giorno ci sono vittime in più. Dalle “vere vittime“(cioè coloro che realisticamente non ce la fanno), a coloro che, essendo troppo depressi, non fanno nulla per sopravvivere, e così facendo ingrossano le fila della Fantomatica C, lasciandosi andare a una vita senza stimoli e abbandonando dei bei progetti lavorativi, compresi di startup.

E’ difficile lavorare sulla propria startup in questo ambiente.

Ieri notte infatti, alla nostra riunione settimanale della startup, c’è stata una lite. Il motivo? La scelta strategica del vantaggio competitivo da perseguire.
Risparmio o qualità, quante volte avrò sentito questa frase.
Alla tv, negli spot. Teoricamente, ogni impresa, consapevolmente o inconsapevolmente, quando inizia la propria attività, compie una scelta strategica di vantaggio competitivo: puntare sulla qualità del proprio prodotto e quindi puntare sul fatto che i clienti siano disposti a pagare un premium price per quel plus che ha l’impresa, o sostenere bassi costi e offrire il prodotto al mercato ad un prezzo più competitivo dei competitors?
A queste due strategie competitive di base, Michael Porter(nel suo “4 competitive strategies”) aveva abbinato un’altra variabile: la scelta del raggio d’azione, ossia a quanti clienti miri, l’intero mercato, una nicchia o addirittura una nicchia nella nicchia?
Per farvi capire meglio, pochi esempi per le diverse strategie competitive:
– strategia di differenziazione(qualità, mercato vasto): Apple con i suoi Iphone;
– strategia di leadership di costo(risparmio, mercato vasto): Ikea;
– strategia di focalizzazione sulla differenziazione(qualità, nicchia): Ferrari;
– strategia di focalizzazione sulla leadership di costo(risparmio, nicchia): Auchan.

In realtà c’è anche chi dice che la scelta del vantaggio competitivo non sia una cosa fondamentale, e che, conseguentemente non paghi essere coerenti.

Quale sia la scelta migliore per una startup? Non si può rispondere così, la soluzione varia caso per caso, è una cosa estremamente relativa.
Io ritengo che il futuro della nostra startup sia una scelta di vantaggio competitivo di focalizzazione sulla leadership di costo(INDIZIO N.4), Tim la pensa come me. Gli altri no. E da qui la lite. Irrisolta.

Anche se c’è chi, come Instagram, non compie una scelta(prima di un determinato tot di tempo) e ha successo, l’importante è non stare in mezzo al guado troppo a lungo: è come essere in uno di quei fragili ponti sulle Ande, sospeso su un burrone profondissimo, con la possibilità di andare da una parte(qualità) o dall’altra(risparmio)..ma se si rimane a metà del percorso, le corde prima o poi si spezzano e l’impresa finisce(doppio senso ricercatamente voluto).

E la stessa cosa per l’Italia: un paese che per storia e capacità dovrebbe fortemente puntare sulla qualità, si sta facendo ammaliare dalle sirene dei bassi costi, e così rimane a metà del ponte, rischiando di cadere.

Mentre la Fantomatica C, ai piedi del burrone, aspetta. E ogni giorno fa una vittima in più.

8

 

4. Qui non arrivano gli Angeli(e nemmeno gli Investitori)

28 FEBBRAIO 2014 ,ORE 18:51
GIORNO 14

Venerdì sera.
Finito lavoro, ma sono ancora qui.
Attendo una routinaria telefonata “di conferma” del venerdì per poter chiudere tutto.
Mi toccherà affrontare il traffico & la conseguente noia.
Poi casa e doccia.
Relax?

Poco e niente Relax. Mangerò un piatto di pasta(rigorosamente aglio, olio e peperoncino per essere veloce), poi finalmente avremo la possibilità, dopo 15 giorni di riunirci, tutti e 8.

Il problema che ci troviamo a cercare di risolvere, non è un problemino qualunque.
Anzi è un problemaccio.
Ci troviamo a pensare a dove reperire i soldi. Non mi piace chiamarli soldi, preferisco chiamarli i fondi. In pratica tutto quelle risorse che servono alla copertura dei costi di avviamento e all’implementazione delle prime evoluzioni.

Oggi è stata un’altra giornata da Sopravvissuto, mentre il tasso di disoccupazione sale al 12,9%(dicono che sia ai massimi, ma non ho capito se dal 1977 o dal 1990equalcosa), e la gente continua a lamentarsi(tra le più sentite “C’è C“, ma anche “Una C così non lho mai vista“. Sempre lei.)

Sicuramente la Fantomatica C è una di quelle variabili che aiuta ad aumentare le difficoltà nel reperimento di fondi. Viene spalleggiata dalla tassazione eccessivamente elevata per le imprese in Italia e da un governo che negli ultimi anni ha fatto poco e niente:

-le montiane start-up innovative, nascondono al loro interno dei cavilli non facilmente aggirabili(i famosi 7 requisiti da rispettare);
-la semplificazione, sempre per i giovani, di costituire una start up a un euro, in realtà mi sembra essere una complicazione. Pigna mi ha spiegato infatti, che se costituisci una società con capitale sociale un euro, poi sei costretto, in caso di perdite ad andare dal notaio e ripianarle entro 2 anni: burocrazia e soprattutto…quale StartUp potrebbe vivere a lungo con il capitale sociale di 1 euro?

E per questi e altri motivi, non arrivano gli Investitori(Esteri).
Ma del resto, Chi glielo fa fare?

Facciamo un passo indietro. Nel reperimento di fondi, sostanzialmente, la prima cosa da fare è “farsi i conti in tasca“.

Tuoi, del tuo team, dei tuoi genitori e dei genitori dei membri del tuo team, e anche degli amici, tuoi e del tuo team.
Solitamente, come nel nostro caso, non si riesce quasi mai a racimolare la somma desiderata.
Perché bisogna far fronte ad una serie di incombenze che, a fronte della volontà di fare impresa in Italia, aumentano sempre di più: costituzione della società, pubblicità e marketing, tasse, server & domini, produzione del prodotto. Nel nostro caso(INDIZIO N.1) non dobbiamo sostenere costi di produzione fisica di prodotti, tantomeno affittare locali(ci accontentiamo per ora della casa dei Nerd per Caso), in quanto la nostra startup è legata al web, il che però implica che i Nerd per Caso comunque lavorano e vanno pagati per le enne ore che passano di fronte ai loro pc.

Conseguentemente, se vi trovate nella nostra situazione, ossia “spiantati sino al midollo”, le porte a cui bussare, per fortuna, sono ancora tante, ma è da vedere quante si apriranno.

Nel crazy brainstorming di 15 giorni fa abbiamo nominato tra gli altri:

Incubatori: quelli che noi chiamiamo “pubblici”(fanno buon affidamento su contributi), che ahimè sono troppi e hanno poche disponibilità economiche, e quelli privati, che ahimè sono pochi e hanno più disponibilità economiche; questi ultimi tuttavia via, nella nostra zona, li abbiamo trovati un pò saturi di proposte e di startup nascenti, da non voler dedicare tempo a un nuovo progetto(il nostro);
– Trovare qualche foolish(and hungry), con molti soldi, che sia disposto a investire su di noi;
Venture Capitalist(investitori professionali che apportano capitali);
Angels(solitamente imprenditori che, essendo dotati di un discreto patrimonio, decidono di aiutare le imprese).

I confini e le differenze tra le 4 categorie nominate? Formalmente tante e non le ho neanche spiegate con precisione(ma SanGoogle vi fornirà le risposte desiderate), ma sostanzialmente invece, l’obiettivo è sempre lo stesso: trovare quei maledetti soldi per partire. 

Un’altro big problem, che nasce dalla precedente considerazione è: siete disposti a cedere parte delle vostre quote in società per darle a qualcuno di sicuramente più grande e potente? Alcuni del nostro team dicono che è un pò come svendersi, o svendere l’idea, io ritengo invece che sia una soluzione almeno da sondare.

 

Finalmente è arrivata la telefonata. Posso andare via da questo posto. E forse in questo week end potrò anche permettermi di non venire, e buttarmi a capofitto sulla startup, e cercare di risolvere il problema del  Funding.

Qui in Italia una persona comune non riesce a pensare a progetti nuovi, idee future e nuove evoluzioni di business dei mercati. Pensa solo al presente, a sopravvivere in questo presente. Per questo stiamo cercando  di venire in contatto anche con investitori esteri, che siano semplici Foolish, piuttosto che Venture Capitalist o Angels.

Poi mi ricordo una cosa.
Qui non arrivano gli angeli.